ATTRAVERSAMI L'ANIMA

Fogli dispersi

Archive for the ‘I TESTI PER INTERO’ Category

ROSSO PORPORA

Posted by Rasi su 9 maggio 2021

A cosa diavolo serve un posto come questo? 
Sono stanco di girare in tondo e controllare, adeguare per trovare comprensione (intelligere), smorzare per ammorbidire gli spigoli, presentarmi col cappello in mano e il freno tirato per scrivere sempre un po’ meno di quanto io sappia fare.

Sono nato alla pagina scritta una sera d’estate di 43 anni fa davanti al mare delle saline fra Nubia e Salina grande e la verità è che i ragazzi certe cose le sanno dire…le dimenticano dopo; col tempo fanno di tutto per dimenticarle. Era un tramonto vero, di quelli che i pittori arrossano di arancio e qualche sbuffo rosa e viola, di quelli che i poeti usano per arrampicarsi sull’Olimpo. Noi eravamo lì, seduti sul muretto, dando le spalle al campetto dove giocavano a tendersi le prime ombre. Il mare ha avuto un ultimo fremito di colori, poi si è spento in un altro blu, che non era ancora quello della sera.
– E’ bello stare qui- lei ha detto ed io ho riso, perché i ragazzi certe cose non le sanno dire, ma lei quella volta aveva detto proprio così. Io ero felice abbastanza quanto basta. A casa la sera ero infuocato, febbricitante, e lo scrissi ed era tagliente e improvviso come il bacio che lei mi aveva dato.

Nascemmo alla vita nel rosso porpora di un giorno che muore, ci addormentammo dentro il blu della sera che incedeva sicura di sé. Cominciò con due piccole bugie:
– E’ qui che abiti allora?
– Sì solo d’estate però” Mentimmo per timidezza o perchè golosi del tempo che la menzogna ci regalava? Mi guardavi senza guardarmi
– Che fai adesso
– Arrivo fino alla torre…vieni anche tu.
E mi sembrò una proposta di un’audacia sconsiderata; la osservai sfrontatamente per darmi un tono e vedere l’effetto della mia proposta. Mi costò una fatica immane.
– Sei il figlio dei milanesi?
– Sì, ma i miei sono siciliani.
E mi incamminai, senza contare i passi, senza considerare i suoi…mi persi assieme a lei e ci regalammo un silenzio ininterrotto fino al muretto di pietra.
– Che studi?- per non chiedere l’età
– Entro al Ginnasio l’anno prossimo
– Io sono al terzo anno- le dissi mentendo per avere tempo, più tempo per la mia virilità confusa.
– Hai un accento strano, parlano tutti così da te?
Non fece nessun accenno alla mia bugia, vi passò sopra semplicemente come una cosa inutile da mettere da parte, ma sorrise. Mi rivelò il gioco delle futilità dette solo per gioco. Le parole: una stessa nota in chiave diversa. Non fu una menzogna e nemmeno una parziale verità. Fu un richiamo, solo una voce davanti al mare.

– Ti chiami Enzo, ho sentito ieri tua madre che ti chiamava.
– Hai fatto attenzione. Perché?
– Nuotavi bene ed eri solo. Non hai amici qui?
Lo presi per un buon inizio e pensai che il suo muoversi, il suo sedersi, il tono della sua voce fosse un bisbiglio che potevo avvertire soltanto io. Passammo un gran tempo di noi a raccontarci bugie per coprire la verità dei sensi; il giorno cadde quando le sfiorai le ginocchia, la mia vita cambiò quando le toccai i seni di ragazza. Mentire per non morire, per prolungare all’infinito la prima volta dell’amore, e tenersela per sé. Un bacio ansioso prima, lunghissimo dopo.
– Me ne dai un altro?”
– Sì, è stato bello.
– Quanti ne hai dati finora?
Non le dissi che era il primo. Non le dissi più nulla e mi feci portare via dal sogno. La notte, tardi, mi leccai la ferita calda di quelle labbra e sciolsi il tempo delle parole su una pagina: la prima. Di sera penso ogni tanto alla rincorsa affannosa e febbricitante di questa condivisione. Suona con un’ eco serena sulla nudità di questa solitudine; se me ne libero resto, oggi come ieri, nudo e vero.

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Una comune sconfitta

Posted by Rasi su 15 aprile 2021

Non mi consolo, non ne ho voglia, anzi non ho voglie,
non quelle comunemente definite come tali.
Ho sogni, sogni bellissimi e vasti come il mare,
talmente perfetti da lasciarti sbigottito.
In fondo vivo di sorprese: stare sul web è una di queste, constatarne i limiti un’altra, rendersi conto che la volgarità
è da ogni parte intorno a noi, e che ogni giorno, inevitabilmente,
soffochiamo nell’imbecillità
diventa infine l’inevitabile conclusione.
Io faccio parte di questa comune sconfitta, che la dichiari in buon italiano e serenamente non ne cambia i connotati,
mi rende solo più ridicolo.

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TRA UNA PORTA E UN SOSPIRO

Posted by Rasi su 19 marzo 2021

Più vi leggo più vi amo e mi allontano da voi: non per un malinteso senso di inconfessabile superiorità ma per una manifesta inadeguatezza di vivere tutte assieme le contraddizioni che in questi anni mi avete rovesciato addosso col mio goloso assenso. Non riesco a capire come fate a scrivere così tanto, così spesso e con tanta fiducia in voi stessi; a me la nausea arriva a ondate e, in alcuni periodi, questo blog rimane solo un riflettersi nello specchio di cento soliloqui.
Quando scrivevo su carta non accadeva, il rapporto col foglio e la penna era più carnale e forse più misurato: che mi sono stancato di me stesso lo avrei detto con più garbo. Ma probabilmente la spiegazione, come spesso accade, è semplice: molti di voi sono certi, convinti, eroicamente sicuri di stare dalla parte del giusto, è una base di partenza invidiabile quasi quanto i 30 anni circa in media che ci separano anagraficamente. Non farò proclami di alcun genere: ho in testa almeno un centinaio di post, un centinaio di Enzorasi pronti a scappare sulla tastiera. Stanno facendo un tale casino che, stamattina, li ho chiamati in direzione e ho detto loro che nelle prossime settimane voglio vedere attentamente i “loro compiti a casa”, voglio correggerli e dare loro un senso minimo di unità. Insomma ho dato loro un’occhiata in questi giorni e c’era una tale accozzaglia di “etichette” da lasciare senza fiato anche uno come me che conosce bene i suoi polli, una “enciclopedia dell’Enzorasi pensiero” che non ha alcuna dignità di essere immediatamente partorita così com’è. In bottega ho trovato la musica della mia generazione sessantottina, riveduta e corretta dagli umori della mia educazione di borghese siciliano; i lampi della mia infanzia magica e “rivoluzionaria” tesa tra Milano e la Sicilia, tra il risotto con lo zafferano e il couscous; le note dell’orchestra sinfonica della Scala e gli accordi impossibili della chitarra di Jimi Hendrix; le pagine lucide di Sciascia e i ciclostili del movimento studentesco del 1970; i canali d’acqua dolce della bassa padana tra le cascine dove arrivavo in bicicletta… e questo mare arrogante e infinito dove ho scelto di posare i miei occhi da vecchio e il mio cuore di ragazzo; i miei compagni di liceo perduti per sempre e quelli dei miei figli che fanno lo stesso identico frullo delle rondini che arrivano al nido, mi guardano a volte…ma non mi vedono. Le ragazze, accidenti, sì le ragazze sembrano cambiate ma a me paiono sempre sottilmente incomprensibili (ma è l’unico modo che conosco per amarle tutte); quella bambina in particolare che è divenuta grande lontana da me per dimostrarmi che tanto sono tutte minchiate l’amore, il sesso ,l’etica, e mentre me lo dice a muso duro piange e mi carezza perché lei mi ama, ma non basta. Tra una porta e un sospiro, quando sto già pensando di aver visto tutto, di aver tutto chiarito, nella bottega entrano facendo un gran casino, la violenza e la febbre delle opinioni: da queste appunto vorrei fuggire ma esse mi inseguono, mi rincorrono dal marzo del 1972, dalla sera in cui lasciai il movimento alla Statale di Milano. E adesso sono qua, tutte, le vecchie e le nuove; quelle che sanno navigare solo sulla carta stampata e le altre nate da madri bioniche coi capezzoli pieni di bites.

Posted in EnzoRasi, I TESTI PER INTERO, Suspicious mind | Leave a Comment »

 
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