ATTRAVERSAMI L'ANIMA

Fogli dispersi

Archive for gennaio 2021

La tua misura

Posted by Rasi su 31 gennaio 2021

Sempre bella ma soprattutto sensuale:
cammini per le stanze con quel passo che dice
guardami, ammirami adesso
che dopo non è detto che ti ricapiterà di nuovo.
Lo dici a me e ogni cosa si muove in modo fisiologico come se non potesse andare
diversamente.
Indossi un abito colorato, sembra fatto su misura,
ogni cosa la porti sulla tua misura ed io mi sono sempre adeguato con piacere.
La tua misura tanto lontana dalla mia,
la tua vita inciampata dentro la mia.
Non siamo cambiati per nulla
e il mio desiderio fisico di te non terrà mai conto del prima
e nemmeno del dopo:
siamo sempre in questo presente elastico e modulabile a volontà.
Sai farlo, sappiamo farlo, sappiamo eccedere
come se il tempo e lo spazio fossero infiniti.
Un gioco passionale che si spegnerà stasera quando i gelsomini bucheranno la notte
col ricordo del loro profumo
e noi saremo uno dinanzi all’altro.
Astrazioni l’ho scritta così, era dentro di noi,
l’ho fissata per ricordare la tua bellezza e il mio sogno;
né l’una né l’altro si salveranno, non passeranno la notte senza il mio viatico.
Il tuo? Ma già so bene che sorvoli su tutto e tutti,
che glissi, che cambi mappa e itinerario che ami solo il tuo riflesso
perché nessuno è mai riuscito a posare una mano sulla tua anima.
Nemmeno io ma ci sono andato vicino. Astrazioni è nata così

 

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Ritrovarsi

Posted by Rasi su 30 gennaio 2021

C’era il caldo di fine estate, quello di una sera che recita le solite litanie di fine stagione. Ogni volta sono sempre di meno, devi trovarci un senso diverso magari rinforzandole con i ricordi di quelle trascorse. Ma fa male…almeno un po’.

Conosceva quella casa all’ultimo piano e la grande terrazza col panorama verso il mare e le stelle. Si, la conosceva bene anche se talvolta si era camuffato da viandante distratto. Conosceva le intime fibre di quelle pareti, adesso muovendo i suoi passi in corridoio le voci e i volti ricomparivano tutti ad uno ad uno.
Attendeva da venticinque anni il ritrovarsi.

Non aveva particolari ritrosie per la socialità, dipendeva dal momento e dal luogo, che fossero un palcoscenico adeguato alla recita che egli proponeva. Ma gli altri lo sapevano? Gente così nè bene nè male ma anche lui in fondo era allo stesso modo. Fuori perchè nell’intimo c’era un abisso profondo e sconosciuto ai più, lui lo aveva difeso sempre a denti stretti. Sul divano in sala da pranzo stava seduta la signora, anziana ma non troppo, la rivedeva come l’ultima volta con quel suo sorriso aperto e il piacere di rivederlo che mostrava ogni volta. risentiva la sua voce e i discorsi tra loro: parlava con lei ma nel cuore c’era l’altra donna e stimando un improprio eccessivo l’avvicinarsi  a quella riempiva con la madre il colloquio di metafore e attenzioni. La signora avrebbe compreso? Certamente sì ma ormai era tardi anche per quello: due sole interlocutrici ed una era morta da qualche anno.
Attendeva da venticinque anni il ritrovarsi.
Poggiato sul muretto della terrazza guardava quella parte di città perdersi nel buio della sera, il confine della costa era segnato dalla lunga fila di fanali lungo il litorale. Il mare oscuro sconfinato dentro la terra indefinita, una metafora perfetta. Poteva usarla ancora, anche lì anche in quel momento mentre qualcuno degli invitati parlava con lui ed egli conversava amabilmente del solito più o del solito meno. Poteva farlo altrimenti le eco di prima lo avrebbero inghiottito.
Scivolò in compagnia lungo la parte più larga della grande terrazza e disse molte cose, dimenticandole immediatamente dopo. Si faceva attraversare dai ricordi e non si capacitava come gli altri non se ne rendessero conto, lui si sentiva nudo. Totalmente.
Attendeva da venticinque anni il ritrovarsi.

Il suo personale cerchio vitale girava attorno a lui e a quella casa ma mancava una fotografia; lo aveva notato all’ingresso. Lei giovanissima in costume immersa nell’acqua bassa e trasparente di un mare amico. Tutto il resto era al suo posto ma la foto non era più appesa nel corridoio tra il bagno e la cucina. Sembrava un addio crudele. Naturalmente la chiamata alla realtà del sedersi a tavola arrivò nel momento meno opportuno ma lui si domandò cosa ci fosse di opportuno quella sera. Occhi chiari gli sorrise, un attimo ad attraversare lo spazio, una virgola e una sospensione. La sera era diventata ormai notte e il cibo era buonissimo.
Riuscì a trovare posto a tutte le chiacchiere, le risa, i bicchieri e le posate: ogni cosa al suo posto sul tavolo e in questa vita. Lui perennemente estraneo. Scenografia perfetta, attori raffinati, sipari aperti e chiusi: il mare, la pesca, i ricordi…la sua morte era scritta in quel copione?
Attendeva da venticinque anni il ritrovarsi.
Occhi chiari non c’era, il resto sì, il cielo era sereno, la casa benevola, si alzò ed entrò in casa al momento giusto perchè nella sceneggiatura quella era una parte, che non prevista, non sarebbe mai stata pubblicata. Lo sapeva benissimo. Non cercava nulla adesso, gli bastava frusciare tra i libri della madre e i dischi del padre, quanto tempo era passato? Tre o quattro decenni, tre o quattro vite o solo una, la sua, in attesa di una degna conclusione?
Attraversando il corridoio la vide con la coda dell’occhio in cucina, proseguì e chiese con naturalezza del bagno.- Certo, è lì a destra, lo sai – gli si avvicinò e con aria complice gli fece cenno di seguirla. Aprì la porta dell’ultima stanza in fondo e gli mostrò la foto appesa sulla parete.- Eccola, guarda-

Non riuscirono a dire altro. In due metri quadrati seguirono il loro destino perchè non c’era nient’altro da fare e fu lei a tirarlo verso di sè a poggiare le sue labbra sulla sua bocca. Attendevano da venticique anni il loro inizio e stringendosi  luno sull’altra non desideravano altro che quel lunghissimo bacio: senza altro che il sogno segreto che avevano custodito per sempre. La notte infinita scivolava su di loro, la casa li guardava silenziosa.

 

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VERTIGINE –

Posted by Rasi su 29 gennaio 2021

Ho esagerato, lo faccio spesso ma dentro quella vertigine che mi prende si nasconde l’abisso: da qualche giorno cammino costeggiando un luogo strano e pericoloso, credo di averlo sfiorato altre volte in questi ultimi anni ma adesso ho deciso di visitarlo con morbosa attenzione. Mi fa paura ma mi intriga ancora di più. Sono certo che mi appartiene così come mi appartiene il senso di vuoto cosmico che aleggia sulla mia testa da sempre.

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