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Chiunque passando di qua legga, lasci un commento o un like, riceverà una mia visita. Non assicuro un commento sui vostri blog e questo non per cattiva educazione o esagerato snobismo, vi prego di credermi. Qualunque sia il vostro giudizio su ciò che leggete io rispetto la vostra opinione anche se spesso non sono stato ricambiato in egual misura. Non importa più per me, il vento è definitivamente cambiato.

LA STANZA SEGRETA

tumblr_6df8eb86998d7656401db6012fcb9cc7_8a8aa30e_640Un guscio vuoto; una cornice di un quadro che non c’è… ma potrebbe esserci.
Quando scrivo e penso di pubblicare qualcosa, durante e dopo arrivano altre idee, lievi…forse timide. Non c’è posto per loro eppure vengono da lontano. Io credo che siano le vostre, le nostre; quelle non scritte perché non conformi o non corrette oppure troppo trasgressive o frettolose. Questo spazio è da riempire per opporsi al vuoto che avanza, per credere e infine per poter continuare a pensare che una carezza può ancora cambiare il mondo.
Sono poche le cose che non faccio quasi mai perché mi stravolgono l’animo al di là d’ogni possibile descrizione. Non è paura, è assoluto rispetto per l’emozione che risiede ai piani alti del mio essere: non voglio che il suo sapore venga in alcun modo disperso. Questa che leggete è una delle tre stanze segrete che apro solo in occasioni particolari.
Io credo che non siamo solo quel che mostriamo di noi, che la parte più aerea e leggera di noi è quella che ci fa incontrare. Non la morte, nelle cui mani dobbiamo affidare i nostri corpi, ma la vita e il sublime ci salveranno. L’idea che saremo comunque per l’emozioni che abbiamo vissuto e la musica che abbiamo attraversato.
L’assoluto, l’assoluta bellezza che è morte delle nostre miserie e vetta altissima dei nostri giorni, mano aperta a carpire il segreto dell’anima del mondo. Sarà infine la bellezza a redimere la casualità per la quale siamo esistiti…la bellezza senza nessun’altra specificazione.
Quella che sveleremo alla fine.

MONTALE

Eugenio Montale ha esercitato un influsso molto profondo e durevole sugli autori delle generazioni successive: non tanto per motivi di carattere formale (Ungaretti è stato molto più incisivo da questo punto di vista) bensì per motivi di carattere sostanziale per la visione e il sentimento della realtà. Ma per tutti o quasi quelli della mia generazione è stato l’ermetico per eccellenza e alla fine abbandonato. Una sera di febbraio del 1972 chiusi anch’io un suo libro: troppa fatica e nessun sugo. Chiusi e affermai che non mi avrebbe rivisto mai più ( ho sempre avuto un rapporto personale con i poeti). Mi mancava il tempo solitario e l’intuizione, mi mancava il modo perchè ce n’è uno diverso da poeta a poeta, da stagione a stagione. Quando li ritrovai Montale scorreva fluido come acqua di sorgente ed io mi stavo già innamorando. Ancora oggi io non vedo nessuna vistosa rottura con la tradizione precedente sul piano delle soluzioni espressive, non noto nessuna innovazione di particolare rilievo. Sento invece, profonda, una continuità tonale con tutta la produzione che è stata alla base della sua formazione poetica e che comprende da Pascoli a D’Annunzio passando dal suo conterraneo Sbarbaro. Montale insomma non ha “trovate futuristiche” ma concentra in modo esclusivo la sua sensibilità ritmica, sintattica e lessicale su un lirismo asciutto, severo, essenziale. Troppo classico per un sessantottino nel pieno delle sue funzioni: un signore in giacca e cravatta che dal 1938 in poi, dalle Occasioni in poi, fu visto come un maestro anzi il maestro per eccellenza; il più ascoltato e autorevole poeta in ambito specificatamente letterario. E’ stato un crescendo graduale non un esploit, questo sobrio e austero detentore di una forma poetica, di un messaggio e della sua verità profonda non poteva che essere considerato un punto di riferimento. Oscuro, difficile, inarrivabile o troppo semplicemente ardito da risultare scomodo. Per me scomodissimo tanto che una sera di aprile glielo dissi a muso duro dopo aver chiuso il suo Satura II: Eugenio la smetta! Basta con tutta questa condiscendenza verso di lei, basta con questo continuo ossequio verso le sue opinioni che sembrano guidare la scena letteraria e poetica anche adesso (eravamo alla fine dei settanta). L’austero signore non rispose e mi guardò in silenzio. Poi riaprì il libro e mi recitò “Gli uomini che si voltano”

Probabilmente
non sei più chi sei stata
ed è giusto che così sia.
Ha raschiato a dovere la carta a vetro
e su noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto
sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce è ingigantire quel segno,
formare un geroglifico più grande del diadema
che ti abbagliava.
Non apparirai più dal portello
dell’aliscafo o da fondali d’alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei templi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non ti chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l’arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch’io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.

Sei un cretino Enzo, tra qualche anno sarai così, sarà questa la tua dimensione esistenziale. La poesia precorre i tempi, recita una punteggiatura affettiva e erotica che tu ancora non conosci, non dipende da me che l’ho scritta perchè le sue righe erano già dentro il tuo animo, dovrai solo trovarle, quando avverrà capirai e sarà troppo tardi. Anche per chiedermi scusa! Quarantanni ti sono bastati Enzo? Sei slittato molto tempo fa e ora corri sereno verso la fine senza sapere se fu un inganno o una fede che non vuole cedere.

CAOS


Tengo segrete alcune cose scritte nel tempo: le guardo con un finto sospetto…vorrei che si rivelassero da sole. Certune illanguidiscono da sè, altre sono partorite da momenti particolari. Questa è nata, come volontà d’uscire allo scoperto, per qualche chiacchiera al telefono con una donna “speciale”: Caos è dedicata a lei.

Le ossessioni dominano questo paesaggio: una linea azzurra conosciuta fin da bambino sotto la guida di una madre attenta, dispensatrice di richiami segreti e di libri regalati con allegra noncuranza. Decine volte mi sono affacciato sul mar d’Africa in questi anni per cogliere la metamorfosi da vita a forma, la dialettica eterna, l’ossessione di Luigi Pirandello. Il mare in fondo alla vallata pigra è lattiginoso, sempre placido e sfumato in un chiarore che racconta lunghe partenze ed infiniti ritorni. Lo ricordo così dalla prima volta: dalla visita dei miei dodici anni con padre e madre a sorvegliare la mia inquietudine. “Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano di argille azzurre sul mare africano… Per uno spavento che s’era preso a causa di questa grande morìa, mia madre mi metteva al mondo prima del tempo previsto, in quella solitaria campagna lontana dove si era rifugiata. Un mio zio andava con un lanternino in mano per quella campagna in cerca d’una contadina che aiutasse mia madre a mettermi al mondo… Raccattata dalla campagna la mia nascita fu segnata nei registri della piccola città situata sul colle… confesso che di tutte queste cose non mi sono fatta ancora né certo saprò farmi mai un’idea”.
Queste erano le parole del padrone di casa, di Pirandello, mi raccontava mia madre, traendole da un libro che teneva aperto davanti a lei. A quel tempo il maestoso pino vegliava ancora le ceneri rannicchiate dentro il muro ed io tremavo segretamente a quest’idea violenta di uno spirito-cenere diffuso tutto intorno, pronto a ghermirti e a cambiare la tua vita per sempre. Lo sgomento che provavo allora verso la desolante vista di Agrigento, quinta cenciosa a far da sfondo ai miei sogni di ragazzo non era inferiore. Il pino non c’è più, nulla dura per sempre nemmeno i nostri desideri; stavolta l’uomo non ha nessuna responsabilità verso i frutti del suo ingegno, l’albero fu messo con le radici all’aria da un violentissimo temporale una ventina di anni fa. Pirandello non avrebbe voluto sepoltura alcuna ma abbozzò un compromesso già nelle sue ultime volontà e lo ottenne: nudo e spoglio, cremato, a sorvegliare il caos indistinto dal quale tutti traiamo forza e voluttà. Non sono mai riuscito a considerare questo compromesso una forma di sconfitta, oggi mi sembra anzi una suprema attitudine al controllo di tutto, anche delle variabili della morte. “Niente vorrei avanzasse di me; ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui.”

Respiro a fondo il senso di attesa di questo luogo e mi domando quanto io sia imprigionato dentro la parte mia di vita, quante battute ho pronunciato dentro l’ombra di questa rappresentazione; ma sono stato sempre attento, la mia parte e la vostra parte legate da una placenta vitale, preciso nei tempi e nei modi perché una battuta fuori posto e il teatro andrebbe in rovina. Questa è la forma signori miei, l’unica scelta possibile per un artista, la forma partorita da te, dalla tua arte, la tua visione dentro alla quale ti muovi come un’ombra. Le recite a soggetto sono possibili solo qui; nella vita concreta questo non è concesso, lì siamo solo marionette mosse dal vento con un canovaccio imposto misteriosamente e sempre nuovo e crudele per noi. Vorrei poteste sentire sul viso la carezza del lieve scirocco che sale dal mare e il grande silenzio che si allarga sul cuore.

OPINIONI

1p

Questo non è un blog d’opinione, che significato ha questo termine?
IO HO UN’OPINIONE, l’ho su molte cose ma non faccio opinione! Non pretendo di farla, me la studio, la vivo e la analizzo. Non la vendo ma la difendo aprioristicamente se essa viene attaccata gratuitamente, l’ideologia di altri non può valere più della mia per partito preso.

Avere una opinione, scriverla in rete significa nella gran parte dei casi suicidarsi per contatti e audience; nei blog decenti da un punto di vista letterario l’opinione è UNICA, una dittatura del pensiero che nasce da molto lontano, dalla fine del secondo conflitto mondiale e dalla egemonia ideologica della sinistra che pretese di fondare questo straccio di Repubblica delle banane su una guerra civile.

Ma io per fortuna ho superato da tempo l’imbarazzo di dover piacere per forza a qualcuno, di dover cinquettare su testi e concetti falsi e vuoti. Guardatevi attorno…prati immensi pieni di margheritine da cogliere per farne deliziosi mazzi come cadeux alla blogger o al blogger di turno – ma sei bravissimo, quanta poesia… l’umanità dolente, i buoni di qua i cattivi di là, l’elite intellettuale, il nuovo mondo, il nuovo sesso, le donne sempre una spanna più su, i clandestini uber alles, il mondo arabo e gli schifosi occidentali

Un vortice di colori stupendi e voi/noi lì dentro a gorgheggiare l’unico canto che non ci lasci isolati! I prossimi post sono dedicati alle mie opinioni così a scanso di equivoci chi legge sa con chi ha a che fare. E’ utile, onesto, per certi versi proficuo ( se ci si confronta con teste pensanti) e soprattutto liberatorio. Da quando scrivo in rete ho contatti speciali con blogger che ritengo abbiano opinioni molto diverse dalle mie se non contrastanti; ho ben capito che esprimere con chiarezza le proprie idee in aperto contrasto con quelle di tendenza nell’ambiente frequentato ti espone a un isolamento mediatico potente e progressivo. Devo francamente confessare due cose: la prima è che chi è in asse con le mie opinioni mediaticamente e culturalmente è spesso una nullità mentre dalla riva opposta ci sono fior di esecutori. La seconda è che non mi importa dell’isolamento io non faccio compravendita di contatti e non sono disponibile a compromessi a qualunque costo.
Io sono un uomo libero sarà questo che vi disturba.

E’ trascorso molto tempo dal giorno in cui decisi di riaprire questo blog, non me ne sono pentito. Chi è passato da qui ha capito che tutti gli articoli appartengono al passato e sono stati programmati in anticipo. In pratica questo luogo vive in modo autonomo, io lo visito ancora di tanto in tanto e vi ho lasciato libertà di commentare senza alcuna censura, non avrebbe senso il contrario in un blog antologico e solitario come questo. Può darsi che nel marzo del 2020 al momento in cui voi leggerete queste righe io non ci sia più o non sia in grado ne di leggervi ne di rispondervi: ciò renderebbe pleonastica la lettura o la riflessione? Personalmente credo di no.

Certo è bastato un microscopico filamento di DNA, uno dei 6 fenotipi di virus influenzale, il COVID 19, pochissimo conosciuto, a stravolgere le nostre vite. Anche quelle virtuali vedo. Per me non fa molta differenza, defilato ero defilato sono rimasto a rimuginare pensieri sulle vecchie e abusate prospettive in cui sono cresciuto e su questi nuovi orizzonti fatti di silenzi e solitudini, sale di ospedali e trasmissioni 24 ore su 24 su come, quando e perchè siamo una umanità quantomeno ridicola che però si agita moltissimo. Il fatto che questo sia un blog Programmato lo rende perfettamente adeguato alla nuova sensibilità che non pretende velocità, profitto, egoismo, ideologie sfinite dal tempo e altre piacevoli sciocchezze.

Da oggi in poi pubblicherò in successione un gran numero di vecchi post: molti sono gli originali scritti d’intuito con una febbre addosso che mi spingeva a mettere nero su bianco ciò che liberamente la mente partoriva. So bene che tutto questo non ha senso o, se lo avesse, sarebbe solo intimo e personale. Non mi importa,

Questi post erano presenti altrove in molti luoghi ma mi piace lasciarli qui come briciole di vita sparse in libertà. Sono testi corredati da immagini e anche questo non mi dispiace, l’immagine per me è sempre stata importante e amata, vorrei lo fosse anche da voi.

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